Acconti del forfettario: come si calcolano
Gli acconti sono il motivo per cui il secondo anno di partita IVA sembra così caro: oltre al saldo dell'anno appena chiuso paghi in anticipo una parte dell'anno in corso. Vediamo come funzionano.
Acconti dell'imposta sostitutiva
L'acconto è pari al 100% dell'imposta dovuta per l'anno precedente (metodo storico). Per i forfettari si divide in due rate uguali:
| Imposta dell'anno precedente | Come paghi l'acconto |
|---|---|
| Fino a 51,65 € | Nessun acconto |
| Da 51,65 € a 206 € | Tutto in un'unica rata entro il 30 novembre |
| Oltre 206 € | 50% entro il 30 giugno (codice 1790) e 50% entro il 30 novembre (codice 1791) |
Esempio: se l'imposta 2025 è stata 1.200 €, nel 2026 paghi 600 € a giugno e 600 € a novembre. La ripartizione 40% e 60% che si legge spesso vale per altri contribuenti, non per i forfettari.
Acconti dei contributi INPS
Gestione Separata: gli acconti sono l'80% dei contributi dell'anno precedente, in due rate del 40% a giugno e novembre. Con un reddito forfettario 2025 di 20.000 € l'acconto totale è 20.000 × 26,07% × 80% = 4.171,20 €, cioè 2.085,60 € a giugno e 2.085,60 € a novembre.
Artigiani e commercianti: le rate fisse sul minimale si pagano a febbraio, maggio, agosto e novembre. Sulla parte di reddito oltre il minimale si versano saldo e acconti alle stesse date dell'imposta.
Il primo anno
Nel primo anno di attività non si pagano acconti, perché non c'è un anno precedente su cui calcolarli. Il conto arriva a giugno dell'anno dopo, tutto insieme: saldo del primo anno più primo acconto del secondo. Per non trovarsi scoperti conviene mettere da parte una percentuale di ogni incasso fin dal primo giorno: trovi le percentuali nella guida quanto accantonare.
E se gli acconti superano il dovuto?
Se l'anno va peggio del precedente, gli acconti pagati possono superare l'imposta dovuta. In quel caso non c'è saldo da pagare e la differenza è un credito da usare in compensazione nel modello F24. Si può anche scegliere il metodo previsionale e versare acconti più bassi, ma se la previsione è sbagliata scattano sanzioni: meglio parlarne con il commercialista.
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